“Entelechia dell’invisibile, il racconto della vita nelle foto di Michele Di Giacomo è compiuto attraverso fessure e interstizi virtuali aperti su un quotidiano che, visto con gli occhi dell’autore, appare costellato di momenti unici e irripetibili. Michele mette sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi, il cuore e la poetica bressoniana per fare foto che con HCB s’apparentano talvolta solo alla lontana.

L’incipit, per esempio, è francamente Giacomelliano, e più avanti si intravvedono altri richiami, da Doisneau a Sellerio, come dire tutta la lezione dei grandi fotografi flâneurs del secolo scorso, che è poi la lezione della narrazione fulminea, fatta con la luce e ancor più con l’ombra, di quel che si vede ma anche di quel che non c’è più o non c’è ancora, un prima e un dopo che la fotografia forse non è in grado di svelare ma può certamente evocare.

C’è una via Di Giacomiana all’invisibile?
Di certo c’è che ogni sua immagine è un racconto denso, una sceneggiatura estemporanea ma completa, ottenuta sempre con pochi essenziali elementi.

Sfogliare questo libro è leggere il diario di bordo di una nave, in cui Cartier Bresson è arruolato come ufficiale di rotta ma il cui timone è saldamente nelle mani di Michele Di Giacomo, un autore a cui auguriamo lunghi e avventurosi viaggi in quegli oceani di reale-immaginario in cui egli sembra navigare con naturale destrezza.”

Carlo Riggi

 

 

“Quando coniò l’espressione “momento decisivo” Henri Cartier Bresson non deve essersi reso conto della trappola che tendeva a quanti lo avrebbero eletto a loro ispiratore: non si contano le immagini ritenute in buona fede “bressoniane” solo perché fermano nel tempo il culmine di un’azione, per quanto priva di significato essa possa essere.

Non così nella fotografia di Michele di Giacomo, che si accosta al grande maestro con la necessaria umiltà ma anche con l’impegno a cogliere momenti di vita che non lasciano indifferenti, inquadrati in composizioni pulite e precise che ne esaltano l’essenza.

Questa raccolta ne è la tangibile testimonianza.

Lasciamo che le sue foto parlino da sole.”

Romano Sansone